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Analisi

Basilea 3 e l’agricoltura italiana

15 Novembre 2010

Aprovate dal vertice mondiale del G20 le regole fissate da Basilea 3, mirate a rafforzare le banche. Queste condizioneranno il futuro dell’economia italiana e quindi anche dell’agricoltura.

BASILEA 3 E L’AGRICOLTURA ITALIANA


Aprovate dal vertice mondiale del G20 (11 e 12 novembre a Seul) le regole che passano sotto il termine di Basilea 3, mirate a rafforzare le banche dopo la crisi del 2008. Queste condizioneranno il futuro dell’economia italiana e quindi anche dell’agricoltura. Così, proprio Basilea 3 renderà inevitabile una exit strategy in termini di ricapitalizzazione degli istituti bancari, cosicché questi dovranno dotarsi di maggiori riserve, riducendo gli impieghi, cioè le erogazioni di credito, rispetto alla raccolta del risparmio. Ciò farà aumentare i costi del credito, mentre contemporaneamente i tassi di interesse si manterranno assai bassi e, nonostante questo la crisi internazionale porterà ad un aumento delle sofferenze.

Per fortuna, in questa condizione difficile, il modello di banca commerciale italiana appare abbastanza robusto. Resta in ogni caso da capire quale sarà l’impatto di Basilea 3 sul mondo agricolo di casa nostra. “Parliamo di un modello di agricoltura a maglie strette, – spiega Giorgio Amadei, già professore della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna e presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura –  nel senso cioè di superfici poderali decisamente inferiori rispetto ad altre realtà importanti a livello europeo, come Francia e Germania“.

Anzitutto, quando parliamo di sistemi di finanziamento all’agricoltura, non parlerei assolutamente di microcredito – premette Amadei -. Alcuni presentano questa forma di credito come una novità del terzo millennio. Non scherziamo, in Europa già nel ‘600 sorsero istituti di credito come i Monti Frumentari, e più tardi, nell’800 sorsero le Casse di Risparmio, le Banche Popolari, le Casse rurali ed artigiane per la raccolta del piccolo risparmio e l’erogazione del credito anche alle piccole imprese, agricole o non agricole. Le Casse rurali, ad esempio, furono fondate da Federico Guglielmo Raiffeisen tra e per le imprese contadine della Prussia e di lì si diffusero anche in Italia, soprattutto alla fine dell’800, per merito di Leone Wollemborg e di don Luigi Cerutti. Tuttora, operano in grande parte del territorio nazionale“.

Tornando a Basilea 3, professor Amadei, i nuovi requisiti metteranno in tensione gli equilibri delle banche italiane?

Direi di no. Certo, dobbiamo distinguere fra istituti di credito di grandi dimensioni e il tessuto delle casse di risparmio, delle banche popolari, delle casse rurali e delle altre banche private che presentano un forte radicamento sul territorio. Per le prime forse sarà maggiore la necessità e la difficoltà di ricapitalizzare, ma anche per queste vi è una certa stabilità negli assetti proprietari, assicurata dalle fondazioni bancarie, requisito che garantisce una ragionevole tranquillità.

Le imprese agricole possono dunque dormire sonni tranquilli per quanto concerne l’accesso al credito?

Direi di sì, mediamente. Non vorrei sembrare troppo ottimista, visto che l’agricoltura non sta attraversando un momento di grande serenità, ma ritengo che Basilea 3 non influirà negativamente sul settore primario. Almeno non come in altri comparti.

Servirà un approccio prudente …

Ritengo proprio di sì, anche perché la mancanza dell’obbligatorietà dei bilanci per le imprese agricole rende difficile alle banche valutare la solvibilità dei richiedenti. Tuttavia, la terra si vede, come pure i frutteti, i vigneti, gli animali allevati, e poi nelle campagne i nomi buoni o meno buoni degli imprenditori sono generalmente noti . Ma non ritengo vi sia da allarmarsi. Piuttosto, credo che i problemi siano ben altri, rispetto a Basilea 3.

Ad esempio?

In prospettiva, ripeto, penso che le imprese agricole che sopravvivranno a questa crisi non avranno particolari difficoltà di accesso al credito. Certo, serviranno dei convincenti piani di sviluppo come supporto alle domande, ma sarà possibile assolutamente superare le incertezze su Basilea 3. Credo che uno degli effetti sarà un maggiore controllo delle garanzie, per comprimere le perdite dovute alle sofferenze. Del resto, in genere, le banche italiane hanno sempre manifestato maggiore prudenza rispetto alle banche degli altri paesi europei.

Cosa invece la preoccupa, guardando l’agricoltura in prospettiva?

Abbiamo tutti gli strumenti per fare bene e competere, pur dovendo fare i conti con un forte costo del lavoro e con dimensioni aziendali medie spesso insufficienti. Ma possiamo fare leva sulla qualità e sull’immagine del Made in Italy agroalimentare nel mondo, sempre che si riesca a contrastare con maggiore vigore il fenomeno della contraffazione. Il cosiddetto “Italian sounding” penalizza notevolmente le imprese agricole e soprattutto agroalimentari italiane».
Accanto all’agropirateria pesa forse una crisi che l’agricoltura sta ancora subendo …
«Assolutamente. La situazione non è affatto semplice, se osserviamo i dati complessivi del settore. Nonostante qualche rimbalzo positivo dei listini, legato ad una carenza temporanea internazionale di materie prime agricole, amplificata da una forte ripresa dei giochi speculativi, numerose difficoltà stanno penalizzando il comparto almeno dal 2008.

Quali prospettive indica?

Purtroppo per il momento non vi sono molti segnali di recupero. Alla ripresa dei prezzi dovrebbe corrispondere una ripresa dei consumi, che appare problematica. Inoltre, a questa dovrebbe affiancarsi una ripresa dell’export, che in verità nel primo semestre del 2010 c’è stata, senza peraltro compensare le forti perdite dell’anno scorso. Ci vuole tempo per guarire, ma ci riprenderemo, dopo questa cura dimagrante.

D’accordo, professore. Ma quanto tempo ci vorrà?

Credo servano almeno quattro anni. Quindi, se prendiamo il punto di tracollo mondiale del 2008, penso che saremo fuori dalla crisi, in via del tutto prudenziale, nel 2012. Sempre che tutto proceda per il meglio e senza intoppi.

Stiamo forse scontando una politica monetaria che frena la ripresa …

Senz’altro. È una questione di politica economica, che si basa normalmente su due leve: le tasse e la manovra monetaria. Ora, sul versante delle tasse non credo si possa fare molto, dato il colossale debito pubblico. Ma contemporaneamente, con la moneta comune, non si possono più adottare quelle misure di svalutazione che hanno permesso in passato di rafforzare le esportazioni. Oggi, invece, la moneta non ci aiuta, anzi contribuisce alle difficoltà. Perciò, una ripresa agricola richiederebbe una vera, forte, forza innovativa. Questa è il risultato di diversi fattori, come l’ingegno, la preparazione, il coraggio degli imprenditori, il consenso sociale sulla loro opera, il sostegno, l’efficienza della pubblica amministrazione e il capitale, figlio del guadagno non consumato e del credito. Basilea 3 influenza solo una parte del tutto e non la principale.

Novembre 2010

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